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Descrizione Prodotto
Il bisogno di testimoniare nasce nei superstiti dei Lager nazisti fin dai giorni della prigionia, dentro un mondo chiuso, “fuori dal mondo”, in cui la morte era la regola e il sopravvivere fino al mattino seguente l’eccezione che stupiva. In forma privata o come testimonianza aperta, il ricordo fissato nella scrittura è spesso diventato compagno inseparabile nella vita “normale” aspettando l’occasione per rendersi pubblico e far comprendere un’esperienza indicibile.
Così è stato per questo libro, che come il lettore può vedere ci giunge fra le mani dopo molto viaggiare e dopo un lungo tempo – cinquanta e più anni – in cui è esistito come testimonianza privata e silenziosa, più volte rivisitata, ma che riemerge soltanto ora.
Storia “dal vero”, non filtrata, “vista dal basso”, questa piccola storia è nata da una precoce presa di coscienza del valore sociale ed etico della propria viva memoria di uomo che ha scelto, combattuto e sofferto “tra milioni di altri uomini […] una guerra così orribile che mai le stelle videro nel loro esistere” (Rigoni Stern): occasione preziosa, oggi, per capire e conoscere concretamente la storia di un’intera epoca di sconvolgimenti e lotte nei suoi aspetti quotidiani, nella fame, nella paura, nel coraggio e nelle lacrime di chi l’ha vissuta sulla propria pelle, di chi non è sopravvissuto e di chi, come un naufrago dall’anomalo destino, è fortunosamente scampato e può adesso raccontare.
Attilio Armando è nato da famiglia di origine contadina nel 1920 presso Trana, nella media Val Sangone, a una ventina di chilometri da Torino. Operaio siderurgico, è chiamato alle armi nel marzo 1940: combatte sul fronte alpino, poi sui fronti greco, albanese e jugoslavo. Dopo l'8 settembre 1943 organizza una delle prime bande partigiane della Val Sangone (diverrà la Divisione Sergio De Vitis) Catturato dai fascisti nel febbraio 1944, condannato a morte e fortunosamente rilasciato, cade in mano tedesca. Internato nel campo di transito di Bolzano, il 19 gennaio 1945 è deportato nel Lager di Flossenburg (matricola 43468) e trasferito nel sottocampo di Zwickau. Sopravvive alla marcia della morte iniziata il 13 aprile 1945 ed è liberato dall'esercito alleato presso Schweissenreuth, in Baviera. Rientra in Italia due mesi dopo. Emigrato in Argentina nel 1947, porta con sè il manoscritto delle proprie memorie, rielaborato negli anni successivi. Fa ritorno in Italia nel 1963; negli ultimi decenni ha portato sistematicamente, nelle scuole e in altre sedi, la sua testimonianza di superstite dei Lager. Vive fra Torino e la sua casa natale in Trana.
Così è stato per questo libro, che come il lettore può vedere ci giunge fra le mani dopo molto viaggiare e dopo un lungo tempo – cinquanta e più anni – in cui è esistito come testimonianza privata e silenziosa, più volte rivisitata, ma che riemerge soltanto ora.
Storia “dal vero”, non filtrata, “vista dal basso”, questa piccola storia è nata da una precoce presa di coscienza del valore sociale ed etico della propria viva memoria di uomo che ha scelto, combattuto e sofferto “tra milioni di altri uomini […] una guerra così orribile che mai le stelle videro nel loro esistere” (Rigoni Stern): occasione preziosa, oggi, per capire e conoscere concretamente la storia di un’intera epoca di sconvolgimenti e lotte nei suoi aspetti quotidiani, nella fame, nella paura, nel coraggio e nelle lacrime di chi l’ha vissuta sulla propria pelle, di chi non è sopravvissuto e di chi, come un naufrago dall’anomalo destino, è fortunosamente scampato e può adesso raccontare.
Attilio Armando è nato da famiglia di origine contadina nel 1920 presso Trana, nella media Val Sangone, a una ventina di chilometri da Torino. Operaio siderurgico, è chiamato alle armi nel marzo 1940: combatte sul fronte alpino, poi sui fronti greco, albanese e jugoslavo. Dopo l'8 settembre 1943 organizza una delle prime bande partigiane della Val Sangone (diverrà la Divisione Sergio De Vitis) Catturato dai fascisti nel febbraio 1944, condannato a morte e fortunosamente rilasciato, cade in mano tedesca. Internato nel campo di transito di Bolzano, il 19 gennaio 1945 è deportato nel Lager di Flossenburg (matricola 43468) e trasferito nel sottocampo di Zwickau. Sopravvive alla marcia della morte iniziata il 13 aprile 1945 ed è liberato dall'esercito alleato presso Schweissenreuth, in Baviera. Rientra in Italia due mesi dopo. Emigrato in Argentina nel 1947, porta con sè il manoscritto delle proprie memorie, rielaborato negli anni successivi. Fa ritorno in Italia nel 1963; negli ultimi decenni ha portato sistematicamente, nelle scuole e in altre sedi, la sua testimonianza di superstite dei Lager. Vive fra Torino e la sua casa natale in Trana.
Informazioni Aggiuntive
| Collana | Quaderni della Memoria |
| Numero in collana | 3 |
| Sottocategoria | Memorialistica |
| Autore | Attilio Armando |
| Curatore | a cura di Carlo Depetris |
| Anno | 2006 |
| Pagine | VIII-136 |
| Isbn | 88-7694-910-0 |
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