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Descrizione Prodotto
Il De Agricultura opusculum di Antonino Venuto, pubblicato a Napoli nel 1516, è il primo trattato tecnico-scientifico della Sicilia moderna e il primo testimone della diffusione dell’italiano (toscano) nell’isola. L’Opusculum, «in siculo idioma constructo», è stato «nobilitato ancora d’alcuni uocaboli de quella ecelsa et principal lengua toscana acioche quando accadesse che contra el mio instituto ne le Italice parti se trasportasse non fosse per la basseza del patrio parlare del tucto uilipenso» (rr. 115-19).
Nel breve trattato si intersecano consapevolmente due strati linguistici: il toscano – che, nel suo diffondersi nelle regioni e particolarmente in Sicilia, viene a innestarsi su tradizioni fortemente consolidate – e il siciliano, sino ad allora lingua della comunicazione scritta nella regione.
La presenza dei due sistemi è impari sia sul piano ideologico, come dimostra la riflessione metalinguistica di Venuto, sia nella scrittura. Il trattato, infatti, presenta una facies grafico-fonica tendenzialmente toscana, accanto a una forte patina siciliana che traspare di frequente, anche al di fuori del lessico specialistico dell’agricoltura. Notevoli sono, pertanto, i fenomeni di interferenza tra il siciliano e il toscano a livello grafico-fonico e lessicale e i fenomeni di ipercorrezione, tipici di chi non possiede pienamente uno dei due codici che pur usa.
L’edizione diplomatico-interpretativa del De Agricultura ha lo scopo di diffondere un’opera la cui rilevanza è forte sia in ambito tecnico-specialistico, sia linguistico. Proprio in ambito linguistico, l’edizione diplomatico-interpretativa è documento prezioso anche per quel che riguarda la storia della grafia e dell’interpunzione riproducendo il sistema, ancora incoerente, di segni e spazi ordinatori (divisione delle parole, apostrofi e accenti, maiuscole, capoversi) e la corrispondenza grafia-suono (anchor, ahi, librecto) diversa da quella moderna e ancora alquanto irregolare.
Nel breve trattato si intersecano consapevolmente due strati linguistici: il toscano – che, nel suo diffondersi nelle regioni e particolarmente in Sicilia, viene a innestarsi su tradizioni fortemente consolidate – e il siciliano, sino ad allora lingua della comunicazione scritta nella regione.
La presenza dei due sistemi è impari sia sul piano ideologico, come dimostra la riflessione metalinguistica di Venuto, sia nella scrittura. Il trattato, infatti, presenta una facies grafico-fonica tendenzialmente toscana, accanto a una forte patina siciliana che traspare di frequente, anche al di fuori del lessico specialistico dell’agricoltura. Notevoli sono, pertanto, i fenomeni di interferenza tra il siciliano e il toscano a livello grafico-fonico e lessicale e i fenomeni di ipercorrezione, tipici di chi non possiede pienamente uno dei due codici che pur usa.
L’edizione diplomatico-interpretativa del De Agricultura ha lo scopo di diffondere un’opera la cui rilevanza è forte sia in ambito tecnico-specialistico, sia linguistico. Proprio in ambito linguistico, l’edizione diplomatico-interpretativa è documento prezioso anche per quel che riguarda la storia della grafia e dell’interpunzione riproducendo il sistema, ancora incoerente, di segni e spazi ordinatori (divisione delle parole, apostrofi e accenti, maiuscole, capoversi) e la corrispondenza grafia-suono (anchor, ahi, librecto) diversa da quella moderna e ancora alquanto irregolare.
Informazioni Aggiuntive
| Collana | Studi e ricerche |
| Numero in collana | 62 |
| Sottocategoria | Letteratura umanistica |
| Autore | Rita Pina Abbamonte |
| Anno | 2008 |
| Pagine | XLVIII-124, 8 pagine a colori |
| Isbn | 978-88-6274-029-6 |
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