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Descrizione Prodotto
Sul Pastor Fido del Guarini si è stratificata nei secoli un’eredità critica riccamente
sfaccettata. Di grande fortuna nella tradizione letteraria, italiana ed europea, il capola-voro
guariniano ha sfidato l’usura del tempo, imponendo il suo fascino su generazioni
di lettori ed interpreti anche sui più restii ad apprezzare, per sensibilità e gusto estetico,
testi troppo artificiosamente costruiti. Al riconoscimento dei meriti teatrali e dell’ele-ganza
stilistica delle soluzioni tragicomiche guariniane non si è affiancata nei secoli
un’altrettanto fedele comprensione dei segreti processi dell’officina inventiva e ricreati-va
dell’autore, di cerniera, nel suo rapporto con gli antichi e i moderni, fra l’ultima sta-gione
delle poetiche aristoteliche cinquecentesche e l’avventura ‘anomalista’ dei nuovi
generi comparsi sulla scena barocca. Il libro nello sviluppo dei capitoli ha inteso così
districare e illustrare il fitto groviglio di ragioni retoriche e poetiche, culturali e ideolo-giche
che sorressero l’ambizioso disegno della ‘pastorale’ guariniana e la volontà del-l’autore
d’imporsi, con la scelta di una formula drammatica temperata e patetica da
nascente ‘melodramma’, come incontrastato ‘novatore’ di un teatro moderno capace di
ridestare "l’uso della scena". La ricostruzione del laboratorio inventivo guariniano
chiama in causa nel volume un complesso intreccio di tradizioni classiche e ‘romanze’
e s’interroga sulle forme e i modi con cui il poeta riscrisse modelli antichi e moderni,
assunti ad archetipi di un’ars combinatoria e ricreativa che intese farsi artefice di
nuove, seducenti esemplarità.
sfaccettata. Di grande fortuna nella tradizione letteraria, italiana ed europea, il capola-voro
guariniano ha sfidato l’usura del tempo, imponendo il suo fascino su generazioni
di lettori ed interpreti anche sui più restii ad apprezzare, per sensibilità e gusto estetico,
testi troppo artificiosamente costruiti. Al riconoscimento dei meriti teatrali e dell’ele-ganza
stilistica delle soluzioni tragicomiche guariniane non si è affiancata nei secoli
un’altrettanto fedele comprensione dei segreti processi dell’officina inventiva e ricreati-va
dell’autore, di cerniera, nel suo rapporto con gli antichi e i moderni, fra l’ultima sta-gione
delle poetiche aristoteliche cinquecentesche e l’avventura ‘anomalista’ dei nuovi
generi comparsi sulla scena barocca. Il libro nello sviluppo dei capitoli ha inteso così
districare e illustrare il fitto groviglio di ragioni retoriche e poetiche, culturali e ideolo-giche
che sorressero l’ambizioso disegno della ‘pastorale’ guariniana e la volontà del-l’autore
d’imporsi, con la scelta di una formula drammatica temperata e patetica da
nascente ‘melodramma’, come incontrastato ‘novatore’ di un teatro moderno capace di
ridestare "l’uso della scena". La ricostruzione del laboratorio inventivo guariniano
chiama in causa nel volume un complesso intreccio di tradizioni classiche e ‘romanze’
e s’interroga sulle forme e i modi con cui il poeta riscrisse modelli antichi e moderni,
assunti ad archetipi di un’ars combinatoria e ricreativa che intese farsi artefice di
nuove, seducenti esemplarità.
Informazioni Aggiuntive
| Collana | Manierismo e Barocco ISSN 1724-8558 |
| Numero in collana | 1 |
| Autore | Elisabetta Selmi |
| Anno | 2002 |
| Pagine | 308 |
| Isbn | 88-7694-577-6 |
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