| ISBN | 978-88-3613-707-7 |
|---|---|
| Numero in collana | 140 |
| Sottocategoria | Letteratura italiana |
| Collana | Contributi e proposte ISSN 1720-4992 |
| Autore | Beatrice Alfonzetti |
| Pagine | 240 |
| Anno | 2026 |
| In ristampa | No |
Il sottotitolo del libro, Una lettura del Settecento, esplicita una prospettiva costruitasi attorno ad alcuni interrogativi sul ritorno martellante al tragico e all’antico del nostro Settecento. Il percorso parte da Napoli e ha il suo epicentro a Roma dove nasce l’Arcadia, si consuma lo scisma, si costituisce l’Accademia dei Quirini, si avvicendano in Arcadia, dopo Crescimbeni, custodi compromessi con lo scisma e soprattutto legati a Vienna. Questo è il punto dirimente messo a fuoco nel libro: la svolta contro i tragici francesi teorizzata da Gravina e sodali con il rigetto delle cosiddette bagattelle canore si consuma durante gi anni della guerra di successione spagnola. Si creano miti pervasivi come quello dell’eroe italico, incarnato dal principe Eugenio di Savoia dal 1683 al servizio dell’Impero, da cantare con una poesia dell’antico, dismettendo la deriva dell’abito pastorale. Con tale intento si istituisce l’Accademia dei Quirini. Artisti, musicisti e letterati italiani, fra Napoli e Milano, competono con favole in musica, poemi e tragedie dalle trasparenti allusioni al principe Eugenio e a Carlo VI. In particolare i napoletani della colonia Sebezia, i Quirini e poi gli stessi Arcadi elaborano la mitizzazione della casa d’Austria. Metastasio docet. La contrapposizione fra Spagna e Francia, da un lato, e Inghilterra e Impero, dall’altro, si traduce, nella percezione dei contemporanei, in quella fra le potenze dell’assolutismo e le nazioni della libertà, alimentata dal mito ghibellino pronto a risorgere e dalla idealizzazione della monarchia inglese intesa come repubblica. Il volume segue, sempre dalla specola romana, questa onda lunga nella sua metamorfosi: dal Classicismo arcadico al Classicismo illuminato con il custode Gioacchino Pizzi affiancato dal suo vice, l’esterofilo Luigi Godard, a favorirla. A loro si deve l’iscrizione di Parini, del futuro giacobino Giovanni Fantoni, e di un numero elevatissimo di letterati italiani e stranieri. Il libro si sofferma, fra l’altro, su due figure dirompenti, il principe Gonzaga e il conte Alfieri, che giocando alla convenzione pastorale, recitano discorsi e tragedie sul principe illuminato, il Cristianesimo come religione dell’originaria eguaglianza, la crudeltà dei sacerdoti. E che nelle ville di Roma e di Londra fanno risuonare parole come dispotismo e democrazia.
Beatrice Alfonzetti è professoressa onoraria di Letteratura italiana alla Sapienza Università di Roma. Fra i suoi lavori: Il trionfo dello specchio. Le poetiche teatrali di Pirandello, Cuecm, 1984, Il corpo di Cesare. Percorsi di una catastrofe nella tragedia del Settecento, Mucchi, 1989; Teatro e Tremuoto. Gli anni napoletani di Francesco Saverio Salfi, Angeli, 1994 (nuova ed. 2013); Congiure. Dal poeta della botte all’eloquente giacobino (1701-1801), Bulzoni, 2001, Dramma e storia da Trissino a Pellico, Storia e Letteratura, 2013; (a cura di), Settecento romano. Reti del Classicismo arcadico, Viella, 2017; Pirandello. L’impossibile finale, Marsilio, 2017; Drammaturgia della fine da Eschilo a Emma Dante, Bulzoni, 2018, 2° ed; Felicità e letteratura a Venezia. Maffei, Conti, Goldoni, Edizioni dell’Orso, 2020; (a cura di con V. Gallo), Pirandello, Carocci, 2024; (con A. Andreoli), Teatralità di Pirandello. Personaggi, attori, Pubblico, Bulzoni, 2025. Fa parte della Commissione per l’Edizione nazionale dell’Opera omnia di Luigi Pirandello, per la quale ha curato diverse opere edite da Mondadori.
