La seconda redazione delle Macaronee detta Toscolanense

Sku
978-88-3613-470-0
100,00 €

Opus macaronicorum 1521


Curatore: Massimo Zaggia
Autore: Teofilo Folengo
Isbn: 978-88-3613-470-0
Collana: Contributi e proposte ISSN 1720-4992
Quick Overview

Opus macaronicorum 1521

Maggiori Informazioni
ISBN978-88-3613-470-0
Numero in collana137
SottocategoriaLetteratura italiana
CollanaContributi e proposte ISSN 1720-4992
AutoreTeofilo Folengo
CuratoreMassimo Zaggia
Pagine816
Anno2026
In ristampaNo

La fama di Teofilo Folengo (1491-1544) è legata principalmente alle sue Macaronee: ossia alle opere che il monaco mantovano scelse di scrivere in quel particolarissimo linguaggio letterario detto macaronico, sapientissima miscela di latino e volgare, soprattutto dialettale.
Come l’Orlando Furioso, scritto e riscritto negli stessi anni, le Macaronee uscirono in redazioni profondamente diverse, ciascuna delle quali ha una propria autonomia letteraria. Ma solo l’ultima, pubblicata postuma nel 1552, è stata ripubblicata dal 1911 in avanti, e perciò è conosciuta e studiata. Perciò è sembrato opportuno dare avvio a un progetto editoriale integrale, che è iniziato nel 2023 con l’edizione critica dalla prima redazione, detta Paganini, stampata per la prima volta a Venezia nel 1517.
Ora si presenta l’Opus macaronicorum nella redazione messa a stampa nel 1521 ancora da Alessandro Paganini ma a Toscolano sul Garda, e perciò detta Toscolanense. Nell’insieme, l’opera, raddoppiata nella mole, mostra ambizioni letterarie ben diverse e più alte rispetto alla versione messa a stampa solo quattro anni prima (e ci sarà spazio poi, quindici anni dopo, attorno al 1536, per un nuovo ripensamento, ossia per la terza redazione, detta Cipadense, e più oltre per una quarta, rimasta incompiuta per la morte dell’autore). Dell’intera Toscolanense si dà qui, per la prima volta, un’edizione critica, fondata su una ricognizione diretta di tutta la tradizione a stampa, preceduta da un’Introduzione storico-letteraria, e seguita da una Sinossi che permette opportuni raffronti con le altre redazioni. Inoltre, poiché l’edizione principe del 1521 venne stampata col corredo di 54 leggiadrissime silografie, si è provveduto a riprodurle qui tutte nei luoghi dovuti, cioè a fianco dei passi di volta in volta visualizzati, con essenziali didascalie esplicative; se ne ricava, anche, che la Toscolanense del 1521 a buon diritto può considerarsi come uno dei libri illustrati più notevoli del Rinascimento italiano, o meglio europeo.
Il corposo volume che qui si presenta vorrebbe in qualche modo ripetere, anche nella mole e nella densità della stampa, la fisionomia dell’edizione principe del 1521, controllata in parte dall’autore, pure nei suoi connotati monumentali, dirompenti e accattivanti insieme. Seguirà a breve, in un volume a parte, un ampio glossario, curato da Federico Baricci, che fornirà i sussidi linguistici necessari per una fruizione del testo, e darà conto specialmente dei molti termini attinti nei dialetti dell’Italia del Nord.

Massimo Zaggia ha insegnato Filologia italiana all’Università per Stranieri di Siena e all’Università di Bergamo, e come visiting professor in Francia (a Clermont-Ferrand e Strasburgo), in Germania (a Dresda) e negli Stati Uniti (a Bloomington, Indiana). Si è occupato principalmente di volgarizzamenti trecenteschi dai classici (edizione del volgarizzamento fiorentino dalle Eroidi di Ovidio, 3 volumi, Firenze 2009-2015), di cultura umanistica in Lombardia nel Quattrocento, di intrecci fra storia politica, religiosa e letteraria nel Cinquecento (Tra Mantova e la Sicilia nel Cinquecento, 3 volumi, Firenze 2003), di Folengo (edizione commentata delle Macaronee minori, Torino 1987).

Roberto Galbiati insegna Letteratura italiana all’Uni-versità di Torino. È stato assistente di Letteratura italiana all’Università di Basilea (2012-19) e Humboldt Fellow alla Freie Universität di Berlino (2020-21). La sua ricerca si concentra principalmente sulla letteratura cavalleresca italiana del Tre-Cinquecento (da ultimo il libro Inventarsi Rugiero. Genealogie estensi, Roma 2024). Ha studiato le prime due redazioni del Baldus di Folengo.

Stefano Tonietto ha insegnato in vari licei di Padova. Collabora con contributi e recensioni a svariate riviste (come «Paragone» e «Studi italiani»), ha scoperto e pubblicato nel 2019 i Carmina macaronica di don Antonio Tosetti – vicentino vissuto fra 1737 e 1817 –, ha tracciato un percorso storico della Poesia demenziale da Ferdinando Ingarrica ad oggi (2024). Tra le sue opere d’invenzione, si segnalano una riscrittura dell’Inferno dantesco in forma di lipogramma in A (2021), alcune parodie di letteratura classica (Letteratura latina inesistente, 2017, e Altri dodici Cesari, 2022), il poema comicavalleresco in ottave Olimpo da Vetrego (2010, 2019).