Luigi Pirandello: l'adesione al fascismo e la «smorfia» autoritaria

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978-88-3613-746-6
30,00 €

Linee di poetica ed estetica «sovversive»


Autore: Antonio Catalfamo
Isbn: 978-88-3613-746-6
Collana: L'infinita durata. Saggi e testi di letteratura italiana / ISSN 2612-3010
Quick Overview

Linee di poetica ed estetica «sovversive»

Maggiori Informazioni
ISBN978-88-3613-746-6
Numero in collana34
SottocategoriaLetteratura italiana
CollanaL'infinita durata. Saggi e testi di letteratura italiana / ISSN 2612-3010
AutoreAntonio Catalfamo
Pagine216
Anno2026
In ristampaNo

La critica italiana (e non solo) si è guardata bene dall’affrontare il problema del rapporto di Pirandello col fascismo. Quando, in epoca più recente, se n’è occupata, le spiegazioni sono state reticenti o, addirittura, giustificative.
Con il presente saggio l’autore si propone di dimostrare, innanzitutto, che l’adesione di Pirandello al fascismo, il sostegno al regime sin dagli esordi e fino alla propria morte, è un fatto gravissimo di per sé, per le forme che assunse, per le conseguenze che ne derivarono, sul quale non si può sorvolare nel giudicare l’uomo e le responsabilità politiche e morali che ricadono su di lui.
In secondo luogo, vuole documentare come tale adesione abbia inciso profondamente sulle linee di poetica e di estetica di Pirandello, così come sono state dallo stesso teorizzate ed applicate, dando vita ad un’opera che non si limita a predicare il «nulla» assoluto, ma da questa predicazione, dalla constatazione che l’uomo comune rimane imprigionato nel labirinto della vita, così come è strutturato dalla società e articolato in «forme» oppressive, viene fuori non l’«umorismo», inteso come dimensione critica che è insita nella stessa creazione artistica, ma una «smorfia», un ghigno, che prelude ad un atteggiamento «sovversivo» che ha ben precisi caratteri autoritari ed antidemocratici e connotati di destra, che portano all’accettazione di un «io egemone» esterno, rappresentato dal «duce», il quale, con il suo dinamismo vitale, il suo «azionismo» continuo, rinnova all’infinito la società e rimedia all’inerzia dei singoli individui e della massa acefala, dà vita ad una «rivoluzione» che investe tutti i campi, da quello politico-ideologico a quello culturale ed artistico.

Antonio Catalfamo è nato a Barcellona Pozzo di Gotto (Messina) nel 1962. Opera da lungo tempo in campo universitario nell’ambito delle discipline letterarie ed umanistiche. È abilitato, tramite concorso nazionale, all’insegnamento come Professore Associato di Letteratura italiana e Letteratura italiana contemporanea nelle Università. Ha insegnato Letteratura teatrale italiana presso l’Università di Messina. Ha tenuto corsi di lezioni di Letteratura italiana per via telematica a beneficio degli studenti della Sichuan International Studies University (Cina). È coordinatore dell’ «Osservatorio permanente sugli studi pavesiani nel mondo», organo interno della Fondazione Cesare Pavese di Santo Stefano Belbo (Cuneo), per conto del quale ha sinora curato ventitré volumi di saggi internazionali dedicati allo scrittore piemontese. Dirige la collana «Quaderni pavesiani» presso Guida Editori di Napoli. È direttore del Centro Studi «Nino Pino Balotta» e del Centro Studi Classici, Umanistici e Sociologici «Concetto Marchesi», entrambi con sede a Barcellona Pozzo di Gotto. Ha pubblicato numerosi volumi di critica letteraria su Dante Alighieri, Giovani Boccaccio, Giulio Cesare Croce, Carlo Goldoni, Domenico Tempio, Giacomo Leopardi, Giovanni Verga, Antonio Gramsci, Piero Gobetti, Cesare Pavese, Beppe Fenoglio, Giovanni Arpino, Velso Mucci, Carlo Levi, Davide Lajolo, Pier Paolo Pasolini, Dario Fo e molti altri scrittori del Novecento. Fa parte del Comitato Scientifico della rivista «Letteratura & Società». Collabora a numerose riviste accademiche italiane e straniere.