Le origini sciamaniche della cultura europea

Curatore: Franco Benozzo
Isbn: 978-88-6274-590-1
Collana: Quaderni di Studi Indo-Mediterranei / ISSN 2532-8492
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Le origini sciamaniche della cultura europea
Maggiori Informazioni
ISBN978-88-6274-590-1
Numero in collana07
CollanaQuaderni di Studi Indo-Mediterranei / ISSN 2532-8492
CuratoreFranco Benozzo
Pagine496
Anno2015
In ristampaNo
DescrizioneLe origini sciamaniche della cultura europea
Premessa, di Francesco Benozzo • Homo poeta. Il segreto sciamanico dell’Eurasia, di Francesco Benozzo • Sciamanesimo paleolitico europeo. Paradigmi ermeneutici e riesame fenomenologico dell’arte parietale franco-cantabrica, di Matteo Meschiari • Il corvo solare: materiali per una comparazione delle concezioni sciamanistiche e totemistiche del corvo in area indeuropea e nell’area del Pacifico settentrionale, di Gabriele Sorice • Dialettiche dell’estasi. Sciamanesimo iranico e zoroastrismo, di Andrea Piras • Guaritori-veggenti greci di età arcaica, di Elena Nonveiller • Sciamanesimo a Roma antica, di Leonardo Magini • Ghāzi Pir e l’eredità sciamanica delle Sundarban bengalesi, di Alessandro Grossato • Sciamani e cavalieri medievali, di Franco Cardini • Sciamanesimo e stregoneria nella cultura degli Slavi, di Edgardo Tito Saronne • Equivoci e chiarimenti intorno al cosiddetto “sciamanismo” dantesco, di Vittorio Cozzoli • Una lettura tra Oriente e Occidente: Percorsi indo-mediterranei: trascorsi e ricorsi, di Carlo Saccone • Recensioni • Biografie e Abstracts.
I saggi raccolti in questo volume, all’intersezione di etnofilologia, antropologia culturale e fenomenologia della percezione, affrontano il problema della sostanziale continuità millenaria della nostra tradizione, identificando nello sciamanesimo un’immagine cruciale per comprenderne alcuni aspetti. Dando per scontato il fitto dibattito degli ultimi trent’anni sulla natura e sulle origini del fenomeno sciamanico (un dibattito che non appare ancora in grado di uscire dall’opposizione, dimostratasi fondamentalmente sterile, tra diffusionismo ed evoluzionismo), gli autori analizzano, con riferimento ai rispettivi ambiti, quegli elementi strutturali e portanti che consentono di attribuire al “professionista della parola” un ruolo cruciale, dal Paleolitico a oggi, nella costruzione del nostro immaginario. L’ipotesi di fondo è che, quando riflettiamo sulle origini dell’Europa, intesa nella sua accezione geoculturale più vasta, più che con i temi e le forme del cristianesimo, dell’islamismo, della civiltà carolingia, della civiltà ellenistica alessandrina, dei vari apparati statali e meta-statali che, in quanto macchine di asservimento, ne hanno segmentato e ne segmentano i territori, siamo costretti a fare i conti, già dalla preistoria, con un’ipotesi diversa e più radicata: forse è proprio in Homo poeta, e non nei vari stadi di evoluzione culturale, tecnica e sociale di Homo sapiens (faber, religiosus, politicus, laborans, oeconomicus, ludens, aestheticus, technologicus) che dobbiamo riconoscere il segreto (sciamanico) della nostra civiltà.