Antioco di Siracusa. I Frammenti

Autore: Cristina Cuscunà
Isbn: 88-7694-630-6
Collana: Fonti e studi di storia antica / ISSN 2611-4232
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Antioco di Siracusa. I Frammenti
Maggiori Informazioni
ISBN88-7694-630-6
Numero in collana06
CollanaFonti e studi di storia antica / ISSN 2611-4232
AutoreCristina Cuscunà
PagineX-194
Anno2003
In ristampaNo
DescrizioneAntioco di Siracusa. I Frammenti
Di fronte all’assemblea ateniese riunitasi nella primavera del 415 Nicia ricordava ai suoi concittadini i patti stabiliti a Gela nel 424 fra Ateniesi e Sicelioti: «I Sicelioti abbiano con noi gli stessi confini che hanno avuto finora, e cioè il golfo Ionio per chi navighi lungo la costa e quello di Sicilia per chi viaggi attraverso il mare aperto; e, restando in possesso dei loro beni, si mettano anche d’accordo tra di loro» (Thuc., VI, 13, 1). In quella temperie storico-politica, subito dopo il primo intervento ateniese, doveva essere maturata in Occidente l’esigenza di ricostruire una storia della Sicilia e dell’Italía, che desse, forse per la prima volta, il punto di vista occidentale sulle vicende siceliote e italiote dalle origini fino a quei giorni. Non era stato Eracle a civilizzare gli indigeni dell’Italia meridionale e della Sicilia e a dare loro il nome: il re enotro Italo, valente guerriero e politico scaltro e sagace, li aveva dotati dei fondamenti del vivere civile, delle prime leggi e istituzioni. In quelle terre occidentali non era approdato alcun eroe greco reduce da Troia, né gli eroi troiani errabondi nel Mediterraneo dopo la distruzione della loro patria: le prime fondazioni avevano avuto eroi e nomi indigeni. Quindi, all’inizio del popolamento dell’Italía e della Sicilia c’erano gli Enotri, un ethnos autoctono al quale si potevano far risalire le origini di tutte le popolazioni indigene, da loro differenziatesi per ridenominazioni successive con il minimo apporto esterno. Gli Enotri in Italía e i Siculi in Sicilia: con costoro si erano dovuti misurare i Greci, ivi giunti, per fondarvi i primi insediamenti coloniali. Tutte le azioni, compiute dai coloni greci in viaggio verso le loro nuove destinazioni o una volta approdati e insediatisi nelle nuove terre, non obbedivano ad alcun disegno preordinato dalla madrepatria; erano, invece, il frutto della loro volontà autonoma e indipendente in attuazione di precise logiche territoriali, dettate dalle scelte politiche ed economiche imposte di volta in volta dal contesto locale. Dunque, non c’era alcuna eredità da riscuotere per nessuno, né per Atene, né per Sparta, né per chiunque volesse accampare diritti, affondandone la giustificazione nel passato più o meno lontano o, addirittura, stabilendo origini comuni. Questo, in sintesi, doveva essere il messaggio che tra il 424 e il 418 a. C. circa lo storico Antioco di Siracusa volle lanciare con le sue opere dedicate alla storia della Sicilia e dell’Italía. Un tentativo di fare chiarezza in mezzo alla straordinaria fioritura di tradizioni, le più disparate e diverse, sulle origini delle colonie italiote e siceliote e di smascherarne le strumentalizzazioni. Ma, soprattutto, un monito rivolto non tanto e non solo nei confronti delle potenze di madrepatria, quanto verso le poleis occidentali, per dissuaderle a recuperare la loro vera storia, a ritrovare e a mantenere autonomia di decisione e di azione, come nel passato così nel presente.
Cristina Cuscunà, nata a Torino nel 1969, si è laureata in Lettere Classiche presso l’Università degli Studi di Torino. Ha successivamente conseguito il titolo di dottore di ricerca in Storia greca presso il Dipartimento di Scienze dell’Antichità dell’Università di Genova ed è ora assegnista presso il Dipartimento di Storia dell’Università di Torino. I suoi interessi di ricerca hanno finora riguardato la storia delle città magnogreche e siceliote e lo studio del rapporto fra madrepatria e colonie attraverso l’esegesi delle fonti letterarie e la definizione dei fenomeni di ethnicity.